"Spazialità minima" fotografie di Francesco Barasciutti
mostra a cura di Renzo Dubbini e Angelo Maggi
progetto espositivo di Andrea Nalesso
progetto grafico del Servizio comunicazione e immagine Iuav






Spazialità minima è su Facebook Università Iuav



Spazialità minina, Università Iuav di Venezia

Giornata di studi, Università Iuav di Venezia con Università Cà Foscari di Venezia



Il volume "Spazialità minima" corredato dai saggi scientifici dei professori dell'Università Iuav di Venezia
Renzo Dubbini, Angelo Maggi e Agostino De Rosa, è edito da La Toletta Edizioni ed è disponibile online su IBS

Spazialità minima è un progetto inedito del fotografo veneziano Francesco Barasciutti dedicato ai temi della rappresentazione di luce e ombre per la creazione dello spazio. Egli da trent’anni lavora a Venezia come noto ritrattista e fotografo di aziende vetrarie veneziane. Le sue immagini a colori dei vetri di Carlo Scarpa ed Ettore Sottsass per Skira e le fotografie in bianco e nero dei lavori di Ritsue Mishima lo hanno reso noto nel mondo. In questa nuova sperimentazione, Barasciutti abbandona il linguaggio classico della documentazione visiva per addentrarsi nella lettura d’interazione tra carta, fotografia, colore e luce, rendendo omaggio alle qualità intrinseche della materia fotografica e reintroducendo l’imprevedibilità della composizione attraverso materiali semplici verso quella che potremmo definire una nuova idea di spazialità.

Le immagini di Barasciutti, qui presentate per la prima volta al pubblico, nascono da un processo manuale e da un attento esercizio dello sguardo: l’uso delle carte colorate, il ritagliare, il modellare, torcere le superfici e piegarle conduce al purismo della materia e della luce. E’ un processo inizialmente semplice che via via diviene più complesso, affascinante e rivelatore. Questo modo di utilizzare la fotografia risale alla tradizione della camera obscura, alle silhouettes, ai teatri d’ombre, alla Sciography, alle ricerche sulle immagini proiettate che costellano la storia della visione occidentale.

Queste nuove opere di Francesco Barasciutti da un lato rifiutano il loro essere solo fotografie, dall’altro sfuggono all’inesorabilità prospettica connessa al mezzo tecnico impiegato dall’autore. Infatti esse ci appaiono come immagini inclassificabili tout court, ricorrendo a un linguaggio espressivo che le approssima più a certe esperienze pittoriche De Stijl che ad un set di nature morte, quali effettivamente sono. La scelta poi di riprendere questi origami di cartoncino colorato da una distanza assai ravvicinata, quasi azzera il loro scorcio prospettico, offrendoci immagini fortemente ‘parallele’, in cui la convergenza forzata verso l’orizzonte si attenua. Il risultato è perturbante, pur nella sua assoluta semplicità, e nel minimalismo delle scelte espressive. Oggetti osservati ‘sotto l’angolo della totalità’, in cui colori puri e soprattutto ombre proprie e portate giocano il loro ruolo iconografico di secondo grado: immagini nel cuore di altre immagini.
_______________

Spazialità minima is an newly revealed project by the Venetian photographer Francesco Barasciutti devoted to the depiction themes where light and shadows create space. He has experienced photography in Venice for thirty years at several Venetian glass companies and at his own portrait studio atelier. His color pictures of glass works by Carlo Scarpa and Ettore Sottsass for Skira and the black-and-white photos of Ritsue Mishima’s works made him well known internationally. In this new experimental approach Barasciutti abandons the classic language of visual documentation towards the interaction of paper, photography, color and light, paying homage to the intrinsic qualities of photographic material and reintroducing the unpredictability of composition through simple materials to what we could identify as a new idea of spatiality.

Presented in this book for the very first time, Barasciutti pictures arise from a manual process and careful eye-sighting: the use of colored papers, cropping, shaping, twisting surfaces and bending them leads to a fresh purism of material and light. It is initially a simple process that gradually becomes more complex, fascinating and revealing. This way of using photography goes back to the camera obscura age, to the silhouettes tradition, to the shadow theaters, to sciography, and represents an ongoing research on projecting shadows which traces the history of western vision.

These new works by Francesco Barasciutti, on the one hand, refuse to be only photographs, on the other, they escape the prospect of irrationality connected to the technical means employed by the author. In fact, they appear to us as admirable images tout court, using an expressive language that makes them similar to De Stijl’s pictorial experiments than to a set of still-life pictures, as they are. The choice then to resume these colored cardboard origami from a very close distance, almost rescinds their perspective view, offering us strongly ‘parallel’ images, where forced convergence towards the horizon shrinks. The result is perturbing, even in its absolute simplicity and in its minimal expressive choices. Objects observed under the corner of the whole where pure colors and above all their own and cast shadows, play their second-degree iconographic role: images in the heart of other images.

previous page